Giornale del 28 Novembre 2016

Country brand, croce e delizia dell'Enit

ATTUALITA'

28-11-2016 NUMERO: Giornale Online

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Siamo belli e attraenti, ma lo diciamo poco o addirittura pensiamo il contrario: con gli italiani che finora sono stati i primi ad affossare il proprio Paese, e quindi pessimi promoter. Dovremmo, dunque, imparare ad apprezzarci e saper vendere il nostro territorio per quello che è e per quello che viene percepito. In una parola rilanciare il concetto del country brand.

 

Sono le riflessioni di Fabio Lazzerini, consigliere del cda dell’Enit, che anticipano le azioni che caratterizzeranno l’attività dell’Agenzia di promozione nel 2017. Innanzitutto la filosofia di base che contraddistinguerà le iniziative condivise con Regioni e imprese: partendo dall’assioma che l’Italia è uno dei più forti e consolidati country brand, occorre valorizzarne gli asset distintivi e lavorare su una immagine coordinata.

 

«Per rafforzare il brand – spiega Lazzerini – dobbiamo anche partire dal must di questi ultimi anni, ovvero il viaggio è una esperienza e il turista o viaggiatore vuole vivere le emozioni, al di là della scelta di questa o quella destinazione. Per cui occorre orientare l’offerta sulle motivazioni dei viaggiatori. Tra i nostri punti di forza ai quali si legano emozioni sicure da parte del visitatore, primeggiano i siti Unesco, e quindi il cosiddetto patrimonio culturale immateriale, l’enogastronomia e l’italian lifestyle. Per procedere con efficacia verso la valorizzazione di questi nostri plus, è necessario attivare partnership globali».

 

Sono stati poi individuati nove cluster per la promozione dei prossimi anni: lusso, natura, borghi, cultura diffusa, mice, cammini religiosi, salute e benessere, food e grandi eventi.

 

«Non a caso proprio il 2017 sarà l’anno dei borghi che potranno diventare un valore aggiunto nell’offerta culturale e un formidabile asset da consegnare agli operatori esteri che programmano l’Italia per quei segmenti di grande rilevanza per noi, ovvero i repeaters».

 

Perché è bene sempre ricordare che ad oggi l’82% degli arrivi esteri in Italia è originato da bacini dell’Europa. Bisogna guardare, quindi, al vecchio continente per rafforzare il nostro business. E tutti i discorsi sui mercati emergenti, sulle nuove frontiere del nostro incoming?

 

«Abbiamo certezza che da qui al 2030 il maggior sviluppo del turismo mondiale si avrà dai bacini d’Oriente, dall’India alla Cina, con quasi 2 miliardi di nuovi viaggiatori. Dobbiamo essere pronti a orientare questi flussi verso i nostri territori, considerando però che i newcomers provenienti da questi due immensi Paesi indicheranno sempre come prime scelte Roma, Firenze e Venezia».

 

Quindi la promozione Enit dei prossimi dieci appare già improntata: lanciare l’altra Italia, quella dei borghi e delle eccellenze alternative, sui mercati di prossimità e sui bacini europei. Puntare alle nostre destinazioni di punta, invece, per attrarre i grandi flussi del lungo raggio provenienti dalle aree orientali.

 

«Ecco perché sarà importante rafforzare i nostri presidi, con più personale e più efficace politica dei visti, in quelle regioni del mondo da dove fra pochi anni giungeranno centinaia di milioni di visitatori», afferma.

 

Infine, ma non certo marginale, un’operazione molto impegnativa che riguarda proprio gli italiani: farli diventare promoter con una educazione all’accoglienza. Ė tra le sfide più impegnative e lo dice anche una ricerca che lo stesso Lazzerini ha reso noto da tempo.

 

«Se andiamo a verificare il rating elaborato dal Country RepTrak, sulla base del gap tra la reputation interna ed esterna di ciascun Paese a forte attrattività turistica, rispetto agli Usa (+14%), Germania (+6%) o Gran Bretagna (+5%), l’Italia presenta un -15% il che significa che la reputazione che abbiamo del nostro Paese è molto più bassa e deficitaria rispetto alla reputazione che gli stranieri hanno dell’Italia».

Un paradosso che la dice lunga e che deve spingere gli italiani a cominciare a credere seriamente sulle loro reali potenzialità.

Andrea Lovelock

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