Giornale del 21 Novembre 2016

Il charter nautico

ora passa dall'agenzia

NAVIGARE

21-11-2016 NUMERO: Giornale Online

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Si apre un nuovo orizzonte operativo per t.o. e adv alla luce delle sentenze che hanno interpretato il decreto legislativo 79 sulle attribuzioni nella nautica da diporto e, di fatto, hanno messo fuori gioco i mediatori marittimi. Luciano Rigli, direttore generale della Kiracoulis Italia, tour operator specializzato nella nautica, ha inviato a L'Agenzia di Viaggi una memoria dell’avvocato Nicola Mostardini che chiarisce lo stato dell’arte del settore.

 

Da una prima e sommaria analisi, parrebbe che chi rispetta il dlgs 171/2005, ovvero il codice della nautica da diporto, sia in regola. Ma non è così. «Questo è quello che pensano soprattutto i professionisti che si trovavano davanti i loro clienti (charteristi)  che dichiaravano come attività la mera locazione o il noleggio di imbarcazioni. In sostanza – spiega il legale – il peccato originale è stato commesso dagli imprenditori mettendo fuori strada i propri professionisti. Infatti chi svolge attività di charter organizza una vacanza attraverso il godimento di una imbarcazione. Non c’è praticamente mai l’offerta della sola imbarcazione, perché tale offerta è quasi sempre associata ad altri servizi, come almeno una notte di ormeggio e i relativi servizi portuali, assistenza, fornitura di biancheria, eventualmente la fornitura di uno skipper. Il tutto ha una fase preparatoria con la richiesta d’informazioni per un eventuale itinerario».

 

La Corte di Giustizia Europea, con la sentenza n° 400 del 30 aprile 2002, ha stabilito che per pacchetto turistico non deve intendersi solo una vacanza preconfezionata dal tour operator, ma anche l’assemblaggio dei diversi servizi concordato al momento della stipula del contratto di viaggio (self made). Tale definizione è stata ribadita dalla direttiva europea n° 2302 del 25 novembre 2015.

 

«Il peccato originale – riprende Mostardini – consiste, quindi, nell’aver omesso di dichiarare correttamente che l’attività era l’organizzazione di una vacanza anche attraverso la messa a disposizione di una imbarcazione. In sintesi il consumatore finale assume la veste di turista. L’offerta ai turisti era ed è disciplinata dalle varie leggi regionali, prima riferite alla CCV poi al codice del turismo dlgs 79/2011, dove la definizione di contratto di viaggio nella prima, e l’articolo 34 nella seconda, non lasciano dubbi. Recentemente anche il Giudice di Pace di Portoferraio ha dichiarato che il codice del turismo prevale sul codice della nautica da diporto».

 

L’intreccio normativo parrebbe non comportare conseguenze al consumatore finale, ma non è così. «Il mancato rispetto della norma, da parte di un attento ufficio legale assicurativo – precisa l’avvocato – potrebbe invalidare in parte la polizza di RC nei confronti dei trasportati, ovvero le persone a bordo non sarebbero coperte da assicurazione. E il soggetto regolarmente autorizzato deve avere un fondo di garanzia e una polizza RC a tutela del consumatore finale. Concludendo, l’offerta a turisti di una vacanza in barca può essere effettuata solo da agenzie di viaggi o tour operator».

 

In una parola, valutate le tutele previste nel decreto legislativo 79/2011 per il turista, non ultimo l’obbligo per i t.o. e per le agenzie di viaggi di essere “coperte” da contratto di assicurazione per la responsabilità civile a favore del turista per il risarcimento dei danni e il fondo di garanzia in caso di insolvenza o fallimento, è consigliabile per i turisti rivolgersi sempre a tali figure, rammentando che i mediatori marittimi non possono intervenire nel contratto di natura turistica.

Andrea Lovelock

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