Giornale del 15 Novembre 2016 - Speciale BizTravel Forum - sfoglia il giornale

Addio carta e plastica,

è l'ora delle virtual card

Biz Travel Forum

15-11-2016 NUMERO: 33

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Niente contante, ma anche addio alle vecchie carte di credito. Per i viaggi d’affari il futuro si chiama virtual payment. «Ormai nel nostro mondo non si parla più di plastica (le carte di credito, ndr), ma di pagamenti virtuali e di sistemi che consentono di elaborare tutti i dati di spesa di chi viaggia per lavoro», dice Carlo Liotti, vicepresidente e general manager, head of merchant services and corporate payments di American Express Italia, che ha da poco lanciato sul mercato Cube, una piattaforma che ha nelle transazioni virtuali la propria ragion d’essere.

A richiamare l’attenzione sul ruolo sempre più importante dei pagamenti digitali nel mondo del business travel, d’altronde, ci aveva pensato già qualche mese fa l’AirPlus Travel Management Study, sottolineando come mobile e virtual payment stanno guadagnando un riconoscimento sempre più ampio: stando alla ricerca, a livello globale circa tre quinti dei travel manager e tre quarti dei viaggiatori d’affari intervistati affermavano che questi mezzi hanno già prodotto effetti nel settore dei viaggi d’affari. Ma la conferma che il business travel sta compiendo già oggi passi da gigante verso la digitalizzazione arriva anche dai recenti dati contenuti nell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo della School of Management del Politecnico di Milano.
Ebbene, se in assoluto nel 2016 il mercato digitale del turismo in Italia è cresciuto dell’8% e vale 10,3 miliardi di euro, le spese legate ai viaggi d’affari hanno inciso per oltre il 10% del transato online (attestandosi in valore assoluto oltre il miliardo di euro), dimostrando secondo i curatori dell’indagine di essere uno degli ambiti dai quali ci si può aspettare la maggiore crescita in futuro.

Non solo: l’ultima survey di Hrs indica come i responsabili della gestione dei viaggi d’affari ricorrano abitualmente a strumenti digitali per il controllo della spesa (53%) e per una contabilizzazione che permetta una riduzione considerevole dei tempi amministrativi (52%). Il tutto utilizzando strumenti come i sistemi di pagamento elettronici (89%), quelli per la rendicontazione delle spese di viaggio (68%) e tool informatici in grado di monitorare e analizzare le spese dei viaggi e missioni (67%). Ma come funziona una carta di credito virtuale? Anche se agisce come una carta di plastica, la virtual credit card viene creata ad hoc per i viaggiatori che non posseggono carte aziendali e funzionano nei principali circuiti, almeno in teoria.

Un’indagine sponsorizzata dalla U.S. Bank rilasciata da Gbta Foundation nel 2015, infatti, ha scoperto che solo il 53% dei fornitori accetta le carte di credito virtuali, mentre più del 90% accetta carte di credito aziendali fisiche. Altro particolare non trascurabile, ad oggi i pagamenti virtuali funzionano principalmente con le prenotazioni degli hotel, a tutto discapito di trasporto aereo e via terra. Attenzione, però. Perché nei prossimi anni l’abbandono della plastica sarà favorito dalla progressiva diffusione in tutto il mondo di forme di pagamento alternative: da Apple Pay a Samsung Pay, da Google Wallet a Bitcoin. Modelli consumer che possono replicarsi nel B2B, a patto che la sicurezza non intacchi la fruibilità del prodotto. Per non parlare della rivoluzione mobile, grazie alla quale in futuro i dispositivi mobile dei business traveller potrebbero essere utilizzati per generare il numero di una carta di credito virtuale.

 

Stop alle frodi e controllo dei costi
Carte di credito virtuali meglio di plastica? A dirlo è il white paper prodotto dalla divisione BCD Travel’s Research & Intelligence, dal titolo quanto mai eloquente: A Virtual (Payment) Reality. Leggendolo, si scopre che il primo vantaggio consiste nella riduzione del rischio di frode: una carta di credito virtuale è valida solo per un breve periodo di tempo, ha un limitato margine di spesa e può essere utilizzata solo in determinati mercati.

«Il costo delle frodi va oltre i 2 miliardi», sottolinea Damiano Sabatino di Travelport. Non solo: l’anno scorso due terzi delle organizzazioni sono state obiettivo di frodi di pagamento, secondo una ricerca dell’Association of Financial Professionals. La stessa survey ha rilevato che un terzo delle aziende ha avuto a che fare con truffe sui conti delle carte commerciali. Per ogni numero di carta rubato, poi, la perdita va dai 150 ai 205 dollari, mentre il costo annuale di riconciliazione dei dati delle carte aziendali si aggira introno ai 22,7 milioni.

Sul fronte del controllo dei costi, le carte di credito virtuali permettono di porre un limite alle spese dei traveller e precise restrizioni ai fornitori, aumentando così la possibilità che i viaggiatori rispettino la compliance aziendale. Un secondario – ma molto prezioso – vantaggio, infine, è la gran quantità di dati che possono essere raccolti. Ogni carta ha un proprio e unico ID che traccia quanto sta spendendo il viaggiatore e con chi.

Giorgio Maggi

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