Gap Year,

perché fare bene ci fa bene

VIAGGIATORE RESPONSABILE

05/05/2011

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Gap Year 3Nel mondo anglosassone si chiama Gap Year, ed è l’anno sabbatico, quello in cui gli studenti o i giovani si prendono il loro tempo – solitamente dopo le superiori e prima dell'università – per viaggiare, lavorare o, sempre più spesso, fare volontariato internazionale. Anche Will&Kate hanno avuto il loro Gap time.

GapYear è anche il nome dell’associazione onlus (ossia non profit e di utilità sociale) che offre l’opportunità di fare esperienze di volontariato di breve e lunga durata in SudAmerica, India e Africa, in progetti di sviluppo con associazioni partner. Gap Year informa, seleziona e assiste prima della partenza chi vuole fare un’esperienza di volontariato all’estero.
GapYear organizza attività di volontariato internazionale collaborando anche con le Ong (organizzazioni non governative) impegnate con partner locali nei paesi in via di sviluppo, ad esempio per aiutare bambini e adolescenti.  


Organizzazione completa

I volontari di Gap Year partono in gruppi da 2 a 6 persone, organizzati per tutti gli aspetti essenziali del viaggio – visti, voli, vaccini, norme sulla sicurezza. Si tratta di una formula dedicata a tutti coloro che desiderano investire tempo in un’esperienza unica, per aiutare chi ha bisogno e per vivere un cultura da vicino.
I progetti di GapYear sono dedicati soprattutto ai bambini e ai giovani che vivono in condizioni di disagio nei paesi in via di sviluppo: orfani, abbandonati o sfruttati per il lavoro minorile. Si lavora a stretto contatto con le comunità e i partner locali che svolgono programmi e attività dinamiche per migliorare le condizioni di vita, in scuole, orfanatrofi e centri di accoglienza dove il volontario sviluppa le attività utili alla crescita e alla formazione di bambini e giovani: un’esperienza a stretto contatto con la realtà locale, nella quale si apprendono usi e costumi di una cultura molto diversa.


In Italia è più difficile

Spiega Alice Riva, fondatrice di GapYear: «Nei Paesi anglosassoni, dove questo tipo di cultura è radicata da oltre venti anni, ci sono molte più opportunità di questo tipo. In Italia invece è ancora molto difficile lasciare tutto per andare a fare i volontari.  Per questo, in appoggio alle ong italiane e di destinazione, abbiamo studiato anche formule per periodi brevi, da uno a tre
mesi».

 

Così c'è chi sfrutta le ferie arretrate e chi prende l'aspettativa: «Metà dei nostri volontari sono lavoratori che decidono diarricchire la propria esperienza – dice Riva –  facciamo incontri informativi di una giornata, dove chiunque può valutare questa esperienza. Cresce l’interesse verso questo tipo di impegno, che porta un grande arricchimento personale, ma in Italia per molti è ancora difficile staccarsi da tutto per un periodo più lungo di un mese». Per preparare una partenza in genere sono necessari tre mesi. Sul sito d Gap Year tutto il calendario degli incontri formativi di una giornata.
www.gapyear.it


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